Aperta al pubblico a Catania la mostra “io Dalí”

CATANIA – In occasione del trentennale della scomparsa del maestro catalano (23 gennaio 1989) la mostra svela l’immaginario di Salvador Dalí portando i visitatori nella Vita segreta del genio poliedrico. “io Dalí”, al Museo Civico Castello Ursino dal 17 novembre 2018 al 10 febbraio 2019, passerà in rassegna, attraverso 16 dipinti, 21 opere su carta, 24 video, 86 fotografie e 29 riviste il modo in cui il pittore è stato capace di creare il proprio personaggio rendendo opera d’arte ogni suo gesto; indagando e rivelando l’altra vita dell’artista catalano, quella meno conosciuta, fondamentale per comprendere la sua incredibile personalità.

La mostra è stata fortemente voluta dal Comune di Catania nelle persone del Sindaco Salvo Pogliese e dell’Assessore alla Cultura Barbara Mirabella e nasce in collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí nella persona di Montse Aguer, Direttrice dei Musei Dalí. La direzione generale è di Alessandro Nicosia Presidente di C.O.R. Creare Organizzare Realizzare che l’ha realizzata e co-organizzata.Inoltre è supportata dal Ministero della Cultura spagnolo. L’esposizione è curata da Laura Bartolomé, Lucia Moni per la Fundació Gala-Salvador Dalí e da Francesca Villanti direttore scientifico di C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, con la consulenza scientifica di Montse Aguer e di Rosa Maria Maurell.

“Dalí non solo arriva alla genialità – scrive Laura Bartolomé – ma assicura anche un’eccezionale immortalità al suo genio”.
Salvador Dalí è un creatore nel senso più ampio del termine, un artista che travalica l’ambito ristretto della pittura. Dalí è pittore, disegnatore, pensatore, scrittore, amante delle scienze, catalizzatore delle correnti d’avanguardia, illustratore, designer, cineasta, scenografo. È un artista che si cimenta in tutti i campi della creazione, compresi i più innovativi quali le installazioni e le performance. Elabora la propria opera partendo tanto da linguaggi artistici complessi ed eterogenei, quanto dalla costruzione del proprio personaggio. Lo fa in maniera sistematica, quasi programmatica, con il desiderio di suggestionare la società di massa. Dai primi autoritratti, pitture e disegni degli anni ’20 e ’40, è evidente il desidero dell’artista di presentarsi al mondo con la sua genialità. Nella mostra vediamo l’Autoritratto con il collo raffaellesco (1921) e diversi disegni per la sua autobiografia Vita segreta, pubblicata nel 1942. Dalí è il genio, il personaggio, l’artista che trasforma se stesso in una delle sue creazioni più celebri, diventando riferimento naturale di artisti del calibro di Andy Warhol.

“Per Dalí – spiega Francesca Villanti – l’uso dei media diventa, come l’utilizzo di una lingua, un atto performativo, che può produrre risultati altissimi, uno degli strumenti più potenti a disposizione del singolo per la messa in scena di se stesso, per la narrazione e, soprattutto, per la propaganda di sé. Dalí inizia a pensare a se stesso in termini di un brand da promuovere e controllare. Scopre che l’immagine mediale è sì comunicazione, ma soprattutto un processo creativo”.

Nell’esposizione si vedranno anche i filmati, le performance e le frequenti apparizioni, tutt’altro che improvvisate, nei mezzi di comunicazione: dalle copertine della riviste – tra cui il Time del 1936 – alla sua partecipazione in veste di ospite a un concorso televisivo americano di grande popolarità come What’s My Line? trasmesso nel 1957 dall’emittente CBS.

Pronto ad affrontare qualsiasi sfida, fosse quella di disegnare un oggetto di design, di creare la copertina di una rivista, di collaborare con una scenografia a una scena teatrale, di immaginare abiti per un ballo, Dalí era sempre attento anche alle novità del mondo scientifico. Tanto da confrontarsi con la ricerca della terza dimensione, anticipando quello che sarebbe stato il 3d. Nucleo centrale, attorno al quale gira l’esposizione, sono i suoi capolavori della fine degli anni Sessanta e di tutti i Settanta: opere stereoscopiche che permettono di vedere la pittura in tre dimensioni. Questi dipinti, che saranno esposti con attrezzature per consentirne di valutarne gli effetti tridimensionali, rappresentano perfettamente l’interesse di Dalí per le nuove frontiere della visione.

In mostra anche le fotografie: straordinarie quelle di Philippe Halsman che hanno come soggetto i suoi celeberrimi baffi. Se qui Dalí è in posa, in altri scatti assistiamo a momenti della sua vita quotidiana; una quotidianità, la sua, resa tutte le volte straordinaria. Ogni fotografia, ogni evento, erano vissuti come una performance. Si deve a lui l’invenzione dell’artista come divo, che si impegna affinché il suo aspetto e il suo comportamento vengano considerati surrealisti, come la sua arte.

“Man mano che la popolarità di Dalí aumenta, – scrive Lucia Moni – l’artista diventa consapevole di dover adottare alcuni semplici e precisi attributi che lo identifichino agli occhi del grande pubblico, qualcosa che possa resistere al tempo, che sia facilmente riconoscibile e che lo aiuti a rendere la sua immagine eterna, immortale. Ecco quindi il perché di baffi e occhi sgranati, che fissano l’obiettivo, sia fotografico che televisivo, uno sguardo penetrante che arriva allo spettatore e che rimane impresso nella mente e nella memoria collettiva.

“Con Dalí ci addentriamo – scrive Montse Aguer – in un universo singolare, complesso e sconvolgente, che ci affascina e inquieta, ci interroga e ci invita a sognare, nel senso più ampio del termine”. “Quella che si inaugura oggi è una mostra davvero di alto profilo – dichiara il sindaco di Catania, Salvo Pogliese – con opere di grande pregio di Salvador Dalí la cui presenza a Catania ci inorgoglisce. La mia amministrazione intende puntare molto sull’arte e sulla cultura per la rinascita di Catania, fornendo sempre più motivi ai viaggiatori per scegliere la nostra città come meta”. Per l’assessore alla Cultura, Barbara Mirabella, “è da evidenziare come questa mostra su Dalì si inserisca perfettamente nella cornice del Museo Civico. Mai più allestimenti invasivi e irrispettosi, ma scelte funzionali che facciano ‘dialogare’ l’esibizione che si offre al pubblico con il museo, che ha la sua storia millenaria e meravigliosa che in passato, purtroppo, è stata anche mortificata”.

 

R. Arena

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