Appuntamenti da Zo centro culture contemporanee a Catania

MUSICA

Mercoledì 28 agosto, ore 21, SpiazZo, spazio esterno Zo centro culture contemporanee

STEFANO MALTESE / SONIC MIRROR QUARTET
Rassegna “Open Jazz”

Torna la rassegna “Open Jazz” promossa da Zo centro culture contemporanee in collaborazione con CESM. Mercoledì 28 agosto, alle ore 21, sul palco di SpiazZo, lo spazio all’aperto di Zo, salirà il “Sonic Mirror Quartet” di Stefano Maltese, recuperando così la data che era saltata a inizio stagione.
Il quartetto è composto da Stefano Maltese (saxello, sax alto e tenore, clarinetto, clarinetto basso, flauti, percussioni), Roberta Maci (soprano, sax alto e tenore, flauto, percussioni), Alessandro Nobile (contrabbasso, percussioni) e Antonio Moncada (batteria e percussioni).
Con la collaborazione di musicisti accomunati da evidenti affinità, Stefano Maltese mostra un percorso musicale che si può definire filosofia sonora, dove le proprie composizioni – grazie a uno sviluppo collettivo – vengono allargate di volta in volta verso nuovi confini. Pur se all’interno di un disegno ben definito, ciascun musicista trova ampio spazio per esprimere la propria individualità e
il personale modo di sentire la composizione. Il flusso sonoro creato dai quattro musicisti vive di una decisa componente espressiva, con riferimenti al blues, all’Africa, a certa musica di carattere meditativo di origine orientale, agli antichi canti siciliani: tutti elementi che concorrono alla creazione di un linguaggio ispirato e autentico.
“In un gruppo in cui a ogni musicista viene chiesto di affrontare la musica come esperienza che conduca a una sorta di viaggio in dimensioni sconosciute, l’aspetto umano è di importanza fondamentale.
«Questo gruppo – dice Stefano Maltese  – per me rappresenta un punto di sintesi che apre verso nuove possibilità, dove più che mai composizione e improvvisazione si fondono e si sviluppano insieme, dove già il suono fa la musica, dove l’essere umano è strumento ancor prima dell’attrezzo che suona».

Ingresso: Intero 8 euro / Ridotto 5 euro
TEATRO

Venerdì 30 agosto, ore 21, SpiazZo, spazio esterno Zo centro culture contemporanee

RUMENIA

Venerdì 30 agosto, alle ore 21, da SpiazZo, lo spazio all’aperto di Zo centro culture contemporanee di Catania, andrà in scena “Rumenia”, con Aurelio Rapisarda, per la regia di Valerio Santi (produzione Teatro L’Istrione).
Un esilarante monologo sul tema dell’immigrazione clandestina e del razzismo.
Ion Culiano è un giovane rumeno che costretto dalla fame, dalla povertà del suo paese e dalla voglia di realizzare il suo più grande sogno, decide di intraprendere un lungo e faticoso viaggio verso l’Italia in cerca di un lavoro. Dal giorno del suo arrivo, una serie di avvenimenti lo porteranno a proseguire costantemente il suo viaggio da una città all’altra, fino ad arrivare in Sicilia. Ion racconta con grande leggerezza e amara comicità la sua storia, le sue esperienze, i torti e i soprusi subiti durante la sua permanenza nel nostro paese, dando vita a molti dei personaggi che ha incontrato durante il suo viaggio. Uno spettacolo divertente tanto quanto riflessivo.

Ingresso: Intero 10 euro, Ridotto 7 euro
E’ possibile cenare durante lo spettacolo su prenotazione.

TEATRO / STAND UP COMEDY

Domenica 1 Settembre, ore 21, SpiazZo, spazio esterno Zo centro culture contemporanee

LA CLASSE DIGERENTE

Nuovo appuntamento con la satira, domenica 1 settembre alle ore 21, sul palco di Spiazzo, lo spazio all’aperto di Zo centro culture contemporanee a Catania. ArrivaElio Crifó con il suo “La classe diGerente”. 

La storia d’un uomo innamorato della Politica, che segue tutte le manifestazioni, i cortei e i congressi di tutti i partiti e di tutti i movimenti! Li segue perché con la politica si diverte, e vuole far divertire anche chi l’ascolta.

Ombre, ombre… nel nostro Paese, ma anche nel Mondo, i fatti politici più importanti, più eclatanti, si svolgono nell’ombra! Con “La classe diGerente” gli spettatori, piano piano si rendono conto che, anche seguendo i notiziari, nessuno capisce nulla della reale gravità di quello che accade, anche di eventi di carattere planetario, come quello di Edward Snowden, di Assange e del suo WikiLeaks e dello sversamento dei rifiuti nella Terra deiFuochi.
Per capire i diGerenti di oggi bisogna conoscere i diGerenti di Ieri, e così Crifò c’immerge nell’Antica Grecia, nell’Antica Roma, tra i Pontefici e i Savoia e, pian piano lo spettacolo dal divertimento fa passare all’indignazione, dall’indignazione alla rabbia, dalla rabbia al riso, dal riso alle lacrime, e poi di nuovo al riso… sembra di trovarsi sulle montagne russe dell’emozione.
La classe diGerente è un format teatrale, che ha avuto 3 diverse edizioni unite dalla caratteristica di essere diverse, ma di avere l’inizio e la fine uguali. Questa scelta è nata dalla grande emozione che suscita il finale, otto minuti di scuse delle istituzioni italiane al popolo italiano per come hanno gestito il Paese dal 1946 a oggi. Con un crescendo boleriano, Elio Crifò finisce a terra, in ginocchio e il pubblico in piedi, in standing ovation. L’ultima classe digerente, quella attuale è una rivisitazione delle precedenti con aggiornamenti sull’attualità.
«I miei spettacoli – dice Crifò – li definirei “spregiudicatamente entro le righe”, in quanto da una parte ho quello che voglio comunicare e dall’altra ho gli spettatori. Vivo nella tensione tra questi due poli e cerco di essere un ponte tra i due elementi. Per questo tanto più tratto temi definiti colti tanto più uso forme brillanti, ironiche, a volte comiche, perché mi rivolgo allo spettatore attuale, devastato dalla tv, da internet, dall’inglese, incapace di concentrarsi a lungo. Il mio lavoro è la dimostrazione lampante che il pubblico non vuole solo ridere o distrarsi, anzi, una grande fetta di esso è assetato di altro; è la dimostrazione che si possono affrontare i temi filosofici più ardui ammaliando il pubblico, incantandolo, emozionandolo fino a farlo esplodere in piedi plaudente».

ELIO CRIFÒ – Cenni biografici
Autore, regista e attore, Elio Crifò nasce a Roma nel 1970. Si diploma nel 1996 all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e segue seminari con Susan Strasberg, Federico Tiezzi, Agustì Humet. Nel 1998 si classifica primo al “Corso-concorso speciale di perfezionamento in recitazione per il cinema” della Scuola Nazionale di Cinema. Come attore teatrale ha lavorato con Oreste Lionello, Gabriele Lavia, Lando Buzzanca, Pier Francesco Pingitore, Carlo Croccolo, Giancarlo Sepe, Giancarlo Cobelli, Ivana Monti, Giorgio Albertazzi.
Per il cinema ha recitato, tra gli altri, nei film Nessuno di Francesco Calogero (con S. Castellitto, R. Carpentieri, R. De Francesco), Esercizi di Stile di Pino Quartullo (con M. Wertmüller e E.S. Ricci), L’Amore di Marja di Anne Ritte Ciccone. Per la televisione ha preso parte alle fiction Onore e rispetto 3, Faccia d’angelo, Carabinieri 5, Bang bang.
Ha scritto numerosi testi per il teatro tra cui Tutto è male quel che finisce bene nel 2001 e Ciano per il Teatro Vittorio Emanuele di Messina. Per il teatro ha diretto: due opere di Eschilo, Agamennone nel 2004 (vincitore del premio “Carola Fornasini”) e Le Coefore nel 2005 (vincitore a Helsinki dello scambio culturale internazionale promosso dall’accademia della cultura di Finlandia), Orestea con Oreste Lionello nel 2007 e Sogno di una notte di mezza estate di W. Shakespeare (in coregia con Emilio Bonucci) nel 2013.

NOTE DRAMMATURGICHE
Questo spettacolo è una proposta artistica concreta che dice: ragazzi, vale la pena schiodarsi da casa, prendere la macchina faticosamente parcheggiata e buttarsi nella giungla di Roma. Arrivare in zona teatro e cercare un parcheggio. Farsi 300 metri a piedi, pagare il biglietto e finalmente sedersi. Per poi rifare tutto al contrario.
L’artista deve inventarsi qualcosa che il pubblico non trova nella proposta televisiva, che gli smuova talmente le viscere da fargli accettare il calvario per raggiungere i teatri a Roma.
Su questo testo ho sperimentato un nuovo modo di scrivere. Sono partito dal finale: un discorso presidenziale di cristallina chiarezza, senza ombrose parole di Stato. L’estate scorsa l’ho inserito in Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, una replica gratuita all’aperto in un castello. Anche se era una messinscena contemporanea, risultava comunque un intervento shock, per il linguaggio e i temi. I 700 spettatori presenti sono letteralmente esplosi. Non si riusciva a continuare e, di piazza in piazza, ho visto il pubblico esplodere all’ultimo mio urlo: «Noi vi chiediamo scusa!».
Dal finale ho scritto a ritroso tutto il testo. Una sorta di scrittura del salmone, che mi ha portato a creare uno
spettacolo diviso in due parti: il Secondo Tempo che è un appello alle più importanti famiglie criminali d’Italia e sopratutto alla “star” Matteo Messina Denaro (l’unico italiano nella top ten dei più ricercati al mondo) e il Primo Tempo che, tra una risata e un sorriso, gioca sulla contrapposizione tra immagine fumettistica del criminale (confezionata dai mezzi di comunicazione) e la realtà del mondo delinquenziale, un mondo inserito
perfettamente nella nostra società, che dobbiamo imparare a riconoscere.
Ho scritto questo testo per creare un ponte di comunicazione con la classe dirigente: da questo spettacolo
potrebbe trarre spunti di riflessione, non certo per motivi etici, ma per una banale questione di sopravvivenza.
L’ho scritto anche per comunicare con la classe criminale di questo paese. I criminali stessi, ormai, si lamentano del livello estorsivo e corruttivo degli amministratori pubblici. Come dice Matteo Messina Denaro: «I politici un fannu mai nenti pi nenti».
L’ho scritto anche per la Grande Massoneria italiana, che ormai ha abdicato la completa gestione dello Stato alle logge più ignoranti, volgari e fameliche che tengono in vita un Potere troglodita, con uomini primitivi al
comando, che attraverso titoli, cariche, nomine e sorrisi rivestono di civiltà la propria trivialità. Un potere che
impone su tutto la subcultura del supermercato e pretende di continuare a dirigere una nazione. Un potere che è diventato talmente feroce nei confronti della stessa popolazione da non riuscire più a nascondere la propria violenza.
Com’è naturale, educhiamo i nostri figli a difendersi dai furbi, dai criminali, dai cattivi, ma bisogna educarli anche a difendersi da questo Stato. Bisogna insegnargli che non sempre possono fidarsi di un abito talare, o di una toga, o di un divisa o di una faccia perbene, perché il mondo è più complicato, e nulla è quel che appare! E spesso bisogna ricordarlo e insegnarlo anche ai genitori. (Elio Crifò)

Ingresso: Intero 12 euro, Ridotto 10 euro.

 

MUSICA

Mercoledì 4 settembre, ore 21, SpiazZo, spazio esterno Zo centro culture contemporanee

GIUSEPPE GUARRELLA NIWAS QUARTET
feat Mara Marzana

Rassegna “Open Jazz”

Nuovo appuntamento con la rassegna Open Jazz, prodotta da Zo centro culture contemporanee in collaborazione con CESM. Mercoledì 4 settembre, alle ore 21, da SpiazZo, lo spazio all’aperto di Zo a Catania, si esibirà il Giuseppe Guarrella Niwas Quartet, composto da Giuseppe Guarrella (contrabbasso
Gianpiero Fronte: sax), Salvo Scucces (vibrafono), Emanuele Primavera (batteria) e Mara Marzana (voce)

Il Niwas Quartet è il nuovo progetto di Giuseppe Guarrella, contrabbassista sulla scena nazionale ed internazionale da oltre 20 anni con diverse formazioni e gruppi siciliani dell’area avant-garde jazz

Ingresso: Intero 8 euro, Ridotto 5 euro.

TEATRO / GIOCOLERIA

Venerdì 6 settembre, ore 20.30, SpiazZo, spazio esterno Zo centro culture contemporanee

FABULAE – FILIPPO VELARDITA

(photo credit: Rita Ternullo)

Uno spettacolo a tratti circense a tratti narrativo, una storia divertente, per tutti, dal folklore locale a teatro di strada, che intervalla scherzi col pubblico a numeri di giocoleria, avvalendosi della perizia interpretativa dell’attore/performer/saltimbanco Filippo Velardita. Venerdì 6 settembre alle ore 20,30 da SpiazZo, lo spazio all’aperto di Zo centro culture contemporanee a Catania, sarà la volta dello spettacolo di Filippo Velardita, attore, giocoliere, regista e docente, grande conoscitore della commedia dell’arte e dell’utilizzo delle maschere. Velardita intrattiene, diverte, meraviglia e commuove, raccontando le vicende di due personaggi della tradizione popolari simpatici e grotteschi, in uno spettacolo adatto a tutti, che alterna i toni del circo di strada al teatro di prosa.

Laureato con lode in Lettere Moderne all’Università di Catania, master in Arti Sceniche all’Università Rey Juan Carlos di Madrid, nella sua formazione teatrale Velardita incontra Romano Bernardi, Giampaolo Romania, Evelyn Famà, Fiamma Negri, Bruno Cortini, Gilles Coullet, Leo Gullotta, Gianluca Enria, Piero Sammataro, Lello Arena, Salvo Piro, Mamadou Dioume, Rolando Tarquini, Massimo Mesciulam, Emma Dante, Marise Flach, Paolo Rossi, Marina De Juli, Riccardo Rombi, Ernesto Arias, Mario Barzaghi, Iben Nagel Rasmussen, Tage Larsen, Marco Antonio De La Parra, Eugenio Barba, Brandon Lagaert.

Si specializza in Commedia dell’Arte con Antonio Fava, Ferruccio Soleri, Francesco Gigliotti, Mauro Piombo. Completa lo studio delle Maschere Teatrali con Hernán Gené e Álex Torregrossa. Approfondisce gli studi sul Clown con Emmanuel Lavalléè, Jango Edwards, Hernán Gené, Paolo Nani, Gabriel Chame, Adriano Aiello.

Perfeziona la Giocoleria e l’Equilibrismo con Aldo Scrofani, Scuola di Circo Carampa (Madrid), Vasily Protsenko, John Paul Zaccarini, Los Filonautas, Circo di Praga.

Ha studiato canto Jazz con Rosalba Bentivoglio.

Dal 1999 alterna il teatro di prosa e il teatro di strada. Ha partecipato a festival, convention e spettacoli in Italia, Spagna, USA. Ha lavorato con Gilbert Deflo, Filippo Crivelli, Romano Bernardi, Pietro Garinei, Pier Francesco Maestrini, Roberto Laganà, Lamberto Puggelli, Karol Wisniewsky. Ha diretto per il Teatro Alcázar di Madrid “Sogno di una notte di mezza estate” di W.Shakespeare (2010) e “I burattini di legno” di F.G.Lorca (2011). Collabora come attore, regista e docente presso varie compagnie in Italia e Spagna.

Ingresso: intero 8 euro, ridotto 5 euro.

TEATRO 

Domenica 8 settembre, ore 21, SpiazZo, spazio esterno Zo centro culture contemporanee

IO, SARAH

Io, Sarah – Ultime ore di Sarah Kane

8 settembre, 21:00

SpiazZo (spazio esterno)

Zō Centro Culture Contemporanee

Ingresso 10, ridotto 8

Domenica 8 settembre ancora teatro sul palco di SpiazZo, lo spazio esterno di Zo centro culture contemporanee di Catania. Alle ore 21 sarà in scena “Io Sarah”. Ultime ore di Sarah Kane, tratto dal romanzo di Francesca Auteri. Lo spettacolo è un monologo post-mortem in cui a parlare è Sarah Kane, drammaturga inglese morta suicida a ventotto anni, uccisa dalla solitudine e dalla mancanza di amore, interpretato da Alice Sgroi per la regia di Giovanni Arezzo.

Dopo essersi strangolata con i lacci delle sue scarpe nel bagno dell’ospedale psichiatrico in cui era ricoverata, nel tentativo di liberarsi delle sue ossessioni, Sarah – non-morta e in un non-luogo definito solo dallo scorrere del tempo – si ritrova a dover fare i  conti con i suoi mostri, perseguitata dai pensieri che sono stati causa del suo stesso suicidio.

Tra ricordi, visioni e rimandi al suo teatro, Io, Sarah è un viaggio intimo tra le riflessioni di una donna appassionata e fragile, tanto capace di dare amore quanto desiderosa di riceverne, in bilico tra dannazione e salvezza, e che si ritrova costretta a dover decidere il proprio destino anche dopo la morte.

 

NOTE DI REGIA

Io, Sarah è una grande e terribile storia d’amore e solitudine. Una storia d’amore matto e disperatissimo. L’amore sa dare la vita, ma sa anche toglierla, sa guarire le ferite dell’anima o colpirla – l’anima – a morte. È questo amore estremo e straziante la goccia di veleno che – nel nostro gioco teatrale – ha fatto traboccare il vaso già colmo di disagio e lacrime di Sarah.
Sarah è Sarah Kane, drammaturga inglese tra le più sconvolgenti e importanti per la drammaturgia contemporanea, oltre che per la mia storia artistica, che a ventotto anni ha deciso di togliersi la vita strangolandosi con i lacci delle sue scarpe, nel bagno dell’ospedale psichiatrico in cui era ricoverata.
È qui che comincia la nostra storia: Sarah è già morta, Sarah è appena morta. Eppure pensa e parla e soffre e vuole fumare. Uno scarafaggio, una crepa sul muro, un foglio di carta con su scritta una lettera, sono i suoi unici interlocutori. E poi c’è lei, l’altra. L’amore infinito di Sarah, il suo centro e la sua musa. Nominata e invocata e maledetta, continuamente. Però, lei, in realtà non c’è, ed è proprio questo il dramma. Lei che c’era ma non abbastanza, che si fa aspettare invano, che sa amare ma non vuole, o vuole amare ma non sa.
Per sensibile intelligenza teatrale e meravigliosa violenza emotiva, Alice Sgroi è la mia Sarah ideale, che si muove e agisce in un non-luogo deserto che non ha mai visto ma che conosce a menadito, incastrata nelle debolezze della sua stessa esistenza, ma con una voglia matta e, in qualche modo, nuova di chiudere questo devastante cerchio di fuoco che le ha infiammato il cuore, tra i baci e gli schiaffi. Un cerchio che può chiudersi solo, come tradizione comanda, con una struggente e liberatoria lettera d’amore.
«Non è vero che da morti non si soffre, è solo diverso». (Giovanni Arezzo)

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