CINEMA TROISI: OPERAZIONE SBLOCCATA

ROMA –  Inizieranno lunedì 25 Novembre le opere di demolizione interne, già autorizzate dalla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, nonché dai competenti uffici comunali.

Il progetto, curato dagli architetti Claudia Tombini e Raffaella Moscaggiuri, ammonta a un investimento di 1.426.942 euro e sarà finanziato principalmente dal MIBACT, nonché dalla Regione Lazio, da SIAE e da fondi propri dell’associazione, ottenuti attraverso le donazioni dei sostenitori – raccolte durante le arene estive o direttamente online – e i contributi offerti da personalità del mondo dello spettacolo.

La sala sarà completamente rinnovata: un unico e grande schermo da 13 metri, digitalizzazione 4K di ultima generazione e 300 poltrone. A incorniciarla, un foyer bar e un’aula studio-biblioteca da 40 postazioni aperta 24 ore su 24, con area esterna negli spazi della terrazza.

Servizi diversi e complementari affiancheranno l’attività cinematografica, permettendo a una cittadinanza eterogenea di attraversare e vivere lo spazio, con l’obiettivo di coinvolgere nuovi potenziali spettatori tra coloro che non frequentano più il grande schermo o forse, nel caso dei più giovani, che non lo hanno mai frequentato.

 

Il percorso amministrativo

La sala cinematografica rientra a far parte del patrimonio comunale in seguito allo sgombero del 6 Marzo 2015 nei confronti della Mediaport srl di Giorgio Ferrero. La società, infatti, occupava sine titulo la sala, fino alla chiusura, stabilita nel febbraio 2012 in concomitanza del licenziamento dei dipendenti.

A seguito dello sgombero, nell’Agosto 2015, l’amministrazione di Ignazio Marino pubblica il bando “Patrimonio Comune”, finalizzato al reperimento di proposte culturali. Il 13 Aprile 2016 l’associazione “Piccolo America” si aggiudica la gestione dell’ex Cinema. Tuttavia, la concessione viene bloccata da alcuni ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, avanzati dalla stessa Mediaport srl di Ferrero e da una delle società non vincitrici al concorso pubblico.

Superati questi primi scogli giudiziari, l’associazione scopre che la struttura, oggetto di abusi edilizi da parte delle precedenti gestioni, necessita anche di un processo di conformità statica, urbanistica ed edilizia, senza il quale non si sarebbe potuta effettuare la stipula del contratto con Roma Capitale. Il 25 Gennaio 2018 si arriva finalmente alla firma con il Campidoglio, per un periodo di 12 anni e un canone di affitto mensile agevolato per no-profit di 2.800 euro.

Alcuni mesi dopo, a Maggio 2018, l’associazione “Piccolo America” risulta beneficiaria di un finanziamento di 1.040.000 euro al bando pubblico del MIBACT “Piano straordinario per il potenziamento del circuito delle sale cinematografiche e polifunzionali”. A causa di altri ricorsi, tuttavia, l’erogazione dell’anticipo del contributo viene ottenuta solamente nel mese di novembre 2019.

 

L’investimento economico

Il progetto di restauro e risanamento edilizio ammonta a un investimento di 1.426.942 euro.

Finanziatore principale è il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, mediante il “Piano straordinario per il potenziamento del circuito delle sale cinematografiche e polifunzionali” (Linea A- Riapertura Sale storiche dismesse), fondo istituito dal Ministro Dario Franceschini nell’ambito della “Nuova legge Cinema”. L’importo ottenuto dall’associazione “Piccolo America” mediante tale bando pubblico ammonta a 1.041.554 euro.

La Regione Lazio è partner del progetto con un finanziamento di 100.000 euro, anch’essi ottenuti dall’associazione con la partecipazione a un concorso pubblico di Lazio Innova (“Creatività 2020”). Grazie ad un accordo con SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, a sostegno del progetto di digitalizzazione della sala, e con altri enti sulla base di contratti di sponsorizzazione, sono stati reperiti dall’associazione ulteriori 100.000 euro.

I restanti 185.388 euro sono sostenuti da fondi propri dell’associazione e da donazioni (circa 30.000 euro) dei sostenitori, raccolte durante le arene estive o direttamente online, e contributi offerti da personalità del mondo dello spettacolo.

 

Il progetto architettonico

Il progetto di restauro e risanamento edilizio del Cinema Troisi è stato elaborato dagli architetti Claudia Tombini e Raffaella Moscaggiuri, seguendo la volontà dell’associazione di rifunzionalizzarne i locali esistenti. Mentre l’unicità della sala cinematografica, con 298 poltrone più due posti per disabili, viene mantenuta, il foyer-bar viene flessibilmente riallestito come videoteca, biblioteca cinematografica, spazio espositivo, infopoint, postazioni internet, ecc.

Gli interventi previsti sono pertanto: l’adeguamento delle uscite di emergenza e delle vie di esodo; demolizione e ricostruzione integrale dell’impianto aeraulico, idrico ed elettrico; rifacimento di tutte le pareti insonorizzanti; sostituzione di ogni materiale tessile e d’arredo; digitalizzazione della cabina di proiezione.

 

L’intervento di maggiore complessità – dichiarano gli architetti Claudia Tombini e Raffaella Moscaggiuri è sicuramente lo spostamento degli impianti di areazione sulla copertura piana esistente in diretta corrispondenza alla sua attuale area di pertinenza: tale disposizione consentirà la creazione, all’interno dell’ex locale tecnico, di una sala lettura di 150mq fruibile h24 con 40 singole postazioni studio. Sempre nello stesso locale sarà quindi ripristinata la vetrata originaria, ora purtroppo non più presente, che restituirà la corrispondenza assiale, progettata da Luigi Moretti, tra i due corpi di fabbrica adiacenti alla prima terrazza. Questa, oggiinutilizzata, potrà così ospitare un’area studio all’aperto in continuità con quella interna o, in alternativa e all’occorrenza – concludono gli architetti –una piccola arena all’aperto per proiezioni estive”.

Il progetto gestionale e la programmazione

Per quanto concerne la gestione del cinema – continua Valerio Carocci, Presidente del “Piccolo Americaci lasceremo ispirare dalla multiprogrammazione e dalle iniziative proposte dai cinema Beltrade e Mexico di Milano, dallo Stensen di Firenze, dal Visionario di Udine, dal CinemaZero di Pordenone e dal PostModernissimo di Perugia: tutte sale indipendenti che, diventate reali catalizzatori di nuovi spettatori, riescono a dare visibilità e voce anche alle opere più piccole e meno conosciute. È dai loro progetti di gestione, infatti, che abbiamo trovato spunto per dare spazio sia alla prima e alla seconda visione, sia alla retrospettiva.

Come avviene in queste realtà, del resto, l’obiettivo è quello di creare pubblico non solo attraverso la selezione dei film, ma anche e soprattuttograzie al lavoro quotidiano svolto nel territorio. Caratteristica del Cinema Troisi sarà la sua identità sociale, il suo umanizzarsi nelle vesti di un operatore culturale: una sala che costruirà vere e proprie comunità temporanee nell’occasione delle proiezioni cinematografiche. Proprio come testimoniano le realtà sopracitate conclude Carocci – che abbiamo visitato, conosciuto e seguito da vicino: ognuna di loro ci ha regalato un pezzetto di ispirazione per ideare la gestione del Cinema Troisi”.

La storia dell’immobile

Il Cinema Troisi è una sala cinematografica storica interna all’immobile dell’ex Casa GIL (Gioventù Italiana del Littorio), commissionata all’architetto Luigi Moretti dall’Opera Nazionale Balilla, ed edificata nel 1933.

Utilizzata inizialmente come sala conferenze e teatro dalla Gioventù Italiana, diventa poi cinema parrocchiale negli anni ‘50 con il nome di Cinema Induno, mostrandosi in queste vesti alle spalle di Vittorio De Sica nel 1952 in “Buongiorno, elefante!” di Gianni Franciolini. È in questi anni che l’Induno si guadagna la nomea di “sala popolare”, in virtù del prezzo ridotto del biglietto, applicato soprattutto agli spettacoli dedicati ai bambini.

Nel 1997 Cecchi Gori ne rileva la gestione avviando una fase di rilancio. Successivamente ristruttura la sala e la dedica all’attore Massimo Troisi, prematuramente scomparso tre anni prima.

Qualche anno dopo, in seguito al fallimento del circuito Safin di Cecchi Gori, Ferrero ne rileva la gestione fin quando, nel febbraio del 2012, la sala viene chiusa definitivamente.

Nel 2015, con lo sgombero forzoso di Roma Capitale, l’esercizio cinematografico viene infine messo a bando. Ad aggiudicarsi la gestione è l’associazione “Piccolo America”.

 

L’intera struttura del GIL è attualmente suddivisa in tre differenti unità: la prima, di proprietà della Regione Lazio, ospita il WE GIL e presto sarà sede anche della Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volontè; la seconda e la terza, entrambe di Roma Capitale, sono destinate da un lato al Centro Sportivo Roma Uno e dall’altro a uso Cinema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *